Niente frangette né tessere

 

Orrore, complice l’età, incomincio a provare orrore per ogni cosa; vi è mai capitato di salire su un autobus con una decina di ragazzine smandrappate col culo perizomato? Guardatele bene, hanno tutte la stessa frangetta, gli occhiali a goccia della ray ban i pantaloni stretti e trasparenti e lo slang di lettrici accanite di riviste domenicali pornografiche per ballerine, si muovono con l’eleganza di scimmiette sui tacchi, sembrano i cloni di qualche manifesto di una parrucchieria lowcost; che orrore! 

 

E siete mai entrati in un supermercato per la spesa pomeridiana del sabato? File interminabili di signore che civettano e comandano a bacchetta i loro mariti, vai di qua vai di là, prendi il pane e non scordare la mozzarella, tutte riunite intorno ad una ragazzotta su un trespolo e ad un bachetto, pronte a compilare un foglio che le renderà libere posseditrici di una nuova tessera raccoglipunti che permetterà loro di entrare nel meraviglioso mondo della raccolta di centinaia migliaia di punti per un regalopremiotrofeo assolutamente inutile; orrore.

 

Vengo assalito dagli incubi, una di queste ragazzette col suo perizoma stringichiappe mi vuole sposare per poi diventare una matrona dai mutandoni coi merletti e una improbabile capigliatura laccata per poi portarmi ogni santo sabato a fare la spesa, la sua spesa, si perchè è lei che decide cosa comprare con la sua tessera nuova di zecca mentre io trotto in giro a prendere il pane la mozzarella e attento che non sia scaduta, e come zuccherino al cavallino che trotta posso portare io le buste a casa! Orrore Orrore Orrore.

 

Ragazzi ho bisogno di voi, domenica prossima si va a Firenze e se sul treno insulto violentemente una ragazzina innocente frangettamunita e con gli occhietti da panda abbandonato, non rimproveratemi, ho le mie ragioni.

"Il libro dell'inquietudine" F. Pessoa

"E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima.

Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale.

Tutto mi interessa e nulla mi prende.

Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa,  e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con  cui ho parlato."