Terme di Diocleziano

 

In attesa spasmodica del nuovo viaggio tra una settimana in solitaria o con un buon amico che si aggregherà, vivo la Roma di Diocleziano, dei resti di una civiltà che è soffocata dalle macchine e dalle luci al neon. Unica ancora di salvezza sembra essere il rinchiudersi in giardini dove ancora il tempo trascorre lentamente e dove potere toccare il passato. Sembra che solo così si possa trovare una soluzione alla vita o almeno un senso che duri più dello spazio di una esistenza. E allora bisogna che veda tutto ogni volta che posso e dove posso.

"Il libro dell'inquietudine" F. Pessoa

"E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima.

Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale.

Tutto mi interessa e nulla mi prende.

Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa,  e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con  cui ho parlato."