Voli notturni in cielo azzurro

 

Ecco cosa succede dopo solo due giorni di una piccola malattia, un po' di febbre e tosse e compare la voglia di scrivere. Ma in realtà è la notte che mi ha convinto. Scordati i passatempi futili che mi fanno stazionare in casa per trascorrere giorni rumorosi quando la notte stranamente si azzittisce e la stanchezza del giorno non c'è perché il giorno l'ho trascorso febbricitante nel letto , allora spulcio foto e ritrovo una piccola porzione di io. Quell' uccelletto azzurro che con la luce si nasconde, che non vuole mostrarsi, che ha piume delicate come di falena che si sfaldano , beh quel piccolo uccello esce saltellando dapprima per poi tentare brevi partenze di collaudo e voli dritti ancora inesperti. Poi però ritorna il ricordo di voli più complicati e si fa coraggioso.

Ritorno a vedere foto passate che vorrei appiccicare al cuore e rivestirlo di ricordi e calore che non si imbruttisca e non si incrosti di fuliggine, che possa, quando vuole, estraniarsi in un mondo migliore che ha vissuto e crede adesso perduto. Un cuore innamorato di qualcuno e di qualcosa che non si è coperto della cappa grigia dell'esperienza. Queste foto ancora hanno il potere di sussurrarmi nell'orecchio, di raccontarmi con precisione momenti vissuti e porzioni di tempo e spazio che ho tralasciato; hanno lo straordinario dono di farmi impossessare di vite e vicende non mie, quasi il potere della creazione. O quanto meno mi ricordano che ogni tanto vale la pena guardare fuori e verso il cielo.

"Il libro dell'inquietudine" F. Pessoa

"E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima.

Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale.

Tutto mi interessa e nulla mi prende.

Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa,  e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con  cui ho parlato."