Ceci n'est pas une photo

 

Oggi l'assenza della foto è assenza di visione, di lettura del reale, di percezione dell'essere e dell'altro, smisurato sentimento del non percepito e del non visto che diventa inesistente perché appunto il senso più forte e violento di tutti non lo rende reale.
Un inno al non nato e al non inquadrato, ad una scena che si svolge lontano e in un punto della terra che non riesco a raggiungere. Una visione mancante come grido soffocato, strozzato in gola...e chi mai potrà dire che è un grido? Chi lo chiamerà urlo? Una foto, datemi una foto; una immagine che abbia un senso, una inquadratura, un fuoco, soggetto, un desiderio, che mi faccia irrigidire le spalle e trattenere il respiro, strizzare gli occhi. Oggi è una giornata di lutto, un corvo nero si è poggiato sul davanzale e una tela bianca è posata sul letto con un libro aperto su una pagina letta e riletta cento volte. Un corvo nero di ceramica si è posato sul tavolo e una miriade di vasi bianchi lo circondano, una pagina bianca di un libro non scritto è poggiato sul letto o forse è una foto di un fatto che non è mai accaduto. Assenza della foto come incapacità di cogliere l'atto che scorre e si srotola dietro le nostre spalle. Oppure senecanamente è forse il futuro che si muove alle nostre spalle mentre noi siamo immobili a osservare lo spaventoso cimitero del passato che si staglia di fronte, perfettamente visibile intellegibile? E allora cosa fotografo? Di cosa scrivo? È come essere un necrofilo, sezionatore di cadaveri con lettere, carta e macchina fotografica, un becchino del passato e un compiaciuto prete che unge il presente per consegnarlo alla morte.
Ho creduto che le foto fossero margherite incastrate tra le pagine di un libro che si legge a tratti, lentamente, segnalibri visivi della vita di tutti e della propria ma sono solo un memento mori, peggio sono necrologi non letti da nessuno, soprammobili della vita, soprammobile di quelli di cui si perde il significato che resta al suo posto senza alcuna ragione per poi cadere e rompersi ed essere buttato e dimenticato come tutto il resto. Che cosa vi appartiene di una mia foto? Cosa rappresenta per voi? Avete forse vissuto quell'istante insieme a me, a me che non sono neanche sicuro di averlo vissuto realmente? E toccando o guardando una mia foto provate forse le stesse emozioni che io ho provato e di volta in volta provo in maniera sempre diversa? E i profumi o i sapori? Ma cosa posso mai trasmettere con queste foto che voi già non proviate o che mai avete provato e mai proverete?
Allora qui mettete pure una vostra foto, a ciascuno il suo, ma sappiate oggi per me la vostra è una foto bianca con un corvo nero.

"Il libro dell'inquietudine" F. Pessoa

"E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima.

Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale.

Tutto mi interessa e nulla mi prende.

Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa,  e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con  cui ho parlato."