Milano-Palermo

 

La notte con il suo silenzio indecifrabile, con la quiete interrotta solo dalla moka che sbuffa sul fuoco per avvertirti che l'ennesimo caffè è pronto, insieme a quei rumori impercettibili che probabilmente non esistono, la notte rende tutto migliore. Si è più leggeri di notte, anche le parole si incatenano l'una alle altre senza sforzo quasi fosse  naturale che col buio vengano fuori lentamente in fila ordinata, tenendosi la mano come scolaretti con i loro grembiulini rosa e celeste pronti a uscire nel cortile.

Di notte tutto diventa più naturale, e vedere la luce del giorno stampata su delle fotografia sembra più semplice, osservare analizzare cassare decidere avviene tutto a mente lucida forse perché anche le televisioni dei vicini sono spente.
E allora riprendo le fotografie di questo agosto, del mio pellegrinaggio annuale a Palermo e alcune di Milano, e vedo la luce che le contraddistingue e le rende diverse. Sembra quasi che la morbidezza della luce palermitana sia assente in un pomeriggio qualunque a Milano. Una Milano per niente grigia o plumbea, il cielo è aperto e anche quando piove può capitare di sentire i profumi del selciato di un cortile; eppure manca qualche colore, una sfumatura che mi riscaldi il cuore mentre mastico l'aria che sembra scendere dal cielo con un raggio di luce, come una benedizione.
Il cielo, quello che ci sovrasta, non è uguale per tutti né è uguale dovunque e seppure tento di essere “tutte le persone in ogni luogo” non riesco ancora a trovare un cielo in cui essere una sola persona in un unico posto.

"Il libro dell'inquietudine" F. Pessoa

"E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima.

Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale.

Tutto mi interessa e nulla mi prende.

Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa,  e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con  cui ho parlato."