Mazzarò (Verga)

 

Ma che cos'è l'arte e la fotografia se non la corsa in mezzo alle galline starnazzanti, bastonate e uccise, con il desiderio di portarsele dietro?
Cosa se non il tentativo di eternizzare e eternizzarsi, non dimenticare e non dimenticarsi. Appena si razionalizza si accetta quasi con spocchia che l'eternità non esiste e che in fondo non servirebbe a nulla e che per apprezzare l'esistente questo debba essere necessariamente frazionato e misurato nel tempo; con una smorfia quasi ci si consola che se i secoli possono essere innumerevoli, sono allo stesso tempo comunque dimentichi, si arriva a pensare che forse è giusto così, si dimentichi piuttosto che portarsi appresso il fardello del dolore e della vita passati; si incomincia ad accettare una regola ferrea inflessibile impossibile da mutare se non con la fede in una qualsiasi delle divinità e nello stesso tempo si punta un po' più in basso; basterebbe non dimenticar'si' piuttosto che non essere dimenticati. Nel corso della propria breve, brevissima vita bisognerebbe concentrare in sé i ricordi senza affastellarli con una precisione e devozione da certosino collezionista di francobolli.
Ma ad un certo punto come un gioco al ribasso ci si accorge che anche questo proposito, con gli anni, viene meno. Dimenticanza, fretta, imprecisione, approssimazione e incapacità di vivere, lentamente e inesorabilmente scollano i ricordi che sono malamenter attaccati alla parete della vita e solo i più fortunati mantengono una visione pseudocoerente degli avvenimenti accaduti, i più hanno visioni di sprazzi e brandelli della propria vita.
E allora per chi non riesce a ricordare e non ha il privilegio di dimenticare del tutto, per chi con pervicacia tenta di rimettere le immagini della vita una accanto all'altra, accostate con la fatica del ricordo attraverso la scrittura e la pittura, la fotografia e la musica ( ...e a che servono allora tutte le arti?), una qualsiasi delle foto che posto potrebbe diventare la scusa per riprendersi indietro un ricordo, uno qualsiasi magari poco importante per l'economia della vita attuale ma forse chissà, forse essenziale per quell'uccello azzurro che Bukowski diceva di possedere chiuso nel cuore e che ogni tanto cantava di notte lontano da occhi indiscreti. Il mio questa notte canta e il tuo?

"Il libro dell'inquietudine" F. Pessoa

"E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima.

Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale.

Tutto mi interessa e nulla mi prende.

Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa,  e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con  cui ho parlato."